Bambini e basta

Bambini e basta

L’altra sera sono stata alla presentazione del libro “Bambini e basta” di Irene Bernardini. L’autrice, psicologa clinica e mediatrice familiare (ha anche un meraviglioso blog su Vanity Fair), presenta questo libro, che non vuole essere un manuale d’uso, ma una riflessione sui temi dell’educazione legata alla quotidianità della vita con i nostri bambini. Scritto in modo ironico, con molti aneddoti di vita vera, è una lettura piacevole e scorrevole.
È un libro che parla di bambini, di bambini che si ritrovano a fare scelte che non competono a loro, bambini che chiedono di essere bambini, di poter continuare a sognare di diventare grandi. Parla dei bambini di adesso, dei bambini di una volta, che sono gli adulti di adesso. È un libro che parla di amore e di buon senso. Ne ho già letto qualche pagina (influenza permettendo…) e ve lo consiglio, da mamma a mamma. È un libro che si farà leggere tutto, ma poi… per me va tenuto sul comodino perché, come scrive l’autrice, non dobbiamo dimenticare che i grandi siamo noi!

Qui di seguito riporto parte dell’introduzione (è un copia e incolla dal suo blog, ma non credo che l’autrice se la prenderà!)

… Ho avuto voglia di scrivere questo libro perché i bambini sono una presenza costante, concreta, poetica e insieme etica della mia vita personale e professionale. Mi affascinano, da sempre. Mi sono simpatici, così, pregiudizialmente. Le facce, le mani, i movimenti, quelle prime parole così cariche, così dense. Quel ragionare sghembo, poi, e insieme così pregno di fantasia, pensiero ed emozioni in equilibrio perfetto. La freschezza ingenua ma sempre ficcante e in qualche misura impeccabilmente logica delle loro domande e delle loro osservazioni. La forza titanica di chi deve bucare il terreno più duro per germogliare e crescere, insieme alla vulnerabilità di un fiocco di neve. Insomma è un modem, ogni bambino, per connettersi alla poesia e alla bellezza. Alla libertà e alla speranza.

Parlerò di bambini, in questo libro, e non necessariamente di figli. Da donna e da psicologa che lavora tanto con le donne seguo con interesse il fenomeno sempre più vistoso del rifiuto della maternità: contro il mito stanco e misogino della maternità come unico destino di realizzazione positiva di una donna affermo senza esitazione che dei figli si può fare a meno. Che la vita può essere piena e ricca e generosa anche se si sceglie di non avere figli. Così come di norma si è disposti a commentare a proposito di un uomo. Allo stesso modo se scrivo di bambini non è certo per riproporre un altro imbroglio, quello di un amore parentale privo di ombre. La relazione con i figli è anzi carica di ambivalenza: sarebbe semmai utile che la riconoscessimo per poi poterla governare. Sono i bambini che mi appassionano, anche quelli degli altri: nella loro veste di simboli in carne ed ossa di risorse preziose per la vita di tutti e della comunità, come la fantasia, la tenerezza, la vulnerabilità.

Paradossalmente, proprio una vita dedicata al sostegno degli affetti familiari mi ha fatto venire una gran voglia di prescinderne, di sfuggire al mito familista del vincolo di sangue, o sancito dall’istituzione, che tutto bonifica e nobilita, per andare a cercare la qualità delle relazioni, la qualità delle persone che quelle relazioni abitano. Rispetto in partenza tutti i modi di fare famiglia, vale a dire tutti i differenti modi di prendersi cura e di assumersi reponsabilità affettive tra i pari e tra le generazioni. E mi interessa soprattutto come tutti noi, genitori e non, guardiamo ai bambini: a un bene comune, a una presenza decisiva della comunità umana.

Quando mi avvicino a una bambino mi viene da sorridere, e non per rendermi simpatica, ma per una sorta di gratitudine preventiva, perché so già che da quell’incontro prenderò piacere. So già, lo so per certo, che se saprò accostarmi senza intenzione, con rispetto, se saprò aspettare, a mani aperte, senza voler accorciare le distanze, io riceverò un gesto, un’espressione del viso, una parola. O addirittura un sorriso. Che mi stupirà.

Il mio mestiere, a volerlo far bene, obbliga a costanti e ripetute ricognizioni nella propria infanzia: forse anche per questo non dimentico la bambina che sono stata. Non faccio nessuna fatica a leggere gli eventi, a sentirli, come fossi quella bambina, o, almeno, una bambina. Come se la musica dell’infanzia fosse una colonna sonora, un basso continuo che non si è mai taciuto. Infine, io l’ho cresciuta una bambina: ora è una donna ma né lei né io abbiamo dimenticato.

Ho scritto questo libro perché sono preoccupata. Per i piccoli e dunque per i grandi, per me. Perché sono convinta che noi abbiamo bisogno dei bambini almeno quanto loro di noi. Mi sembra di vedere in giro tanti adulti infantilizzati e tanti bambini adultizzati. O addirittura parentificati, dicono gli psicologi, che amano parlare difficile, per indicare il rischio che chiediamo a loro di farci da mamma e da papà: di assicurarci conferme, consolazione, sostegno. Adulti che abdicano, cedono il passo, bambini che celebrano il loro crudele trionfo su un’infanzia perduta, che rischiano lo schianto.

Mi sembra che stia venendo meno la libertà e il diritto di un bambino ad essere piccolo: a non dover fare troppo, decidere troppo, scegliere troppo, pensare troppo, a non dover essere proprio lui, che è piccolo, a regolare i conti tra i grandi, a non doverli gratificare e confermare, consolare o difendere o premiare o punire o risarcire. Bambini tiranni, bambini capolavori, bambini trofeo, bambini ostaggio, bambini partner, bambini status symbol: bilingui, trilingui, schermidori, danzatori, calciatori, acquarellisti, teatranti, cantanti, fotomodelli… E i bambini e basta?

Nella famiglia degli affetti (quella dei nostri tempi, dove ci si unisce per amore, e non per “sistemarsi”), i bambini sono diventati importanti, stanno al centro. Ed è un bene. Ma al centro di che cosa? Che cosa ci aspettiamo dai figli? Che cosa investiamo su di loro? Di che cosa pensiamo abbiano bisogno, loro, per crescere bene? Che adulti siamo? Ma, siamo adulti? E che cosa vuol dire che i bambini sono piccoli?

Sbagliamo con i figli per “troppo amore”, si sente dire: ma è la quantità il nostro problema o forse dovremmo interrogarci sulla qualità dell’amore che sentiamo e che sappiamo mettere in campo in questi nostri tempi narcisi? Sappiamo vederli i nostri bambini o quel che vediamo guardandoli è una qualche immagine più o meno gloriosa di noi stessi? …

Titolo: Bambini e basta
Autore: Irene Bernardini
Editore: Mondadori
Anno pubblicazione: 2012
Prezzo: € 17,00

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. eloisa
    gen 28, 2013 @ 12:37:41

    ma com’è luminoso questo sito….mi piace e ora ti seguo

    Replica

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